"...per la mole e quantità delle pietre, che pare impossibile siano state dagli uomini portate lassù, si favoleggia che quel castello si ergesse in tre notti per opera d'incanto... Bella è la vista da Stefanago, o ti diletti a contemplarlo da lungi, o ti aggiri al piè della rupe cui maestoso siede..."

scriveva nel 1824 "Defendente Sacchi" nel romanzo "La pianta dei Sospiri".

"...per la mole e quantità delle pietre, che pare impossibile siano state dagli uomini portate lassù, si favoleggia che quel castello si ergesse in tre notti per opera d'incanto... Bella è la vista da Stefanago, o ti diletti a contemplarlo da lungi, o ti aggiri al piè della rupe cui maestoso siede..."

scriveva nel 1824 "Defendente Sacchi" nel romanzo "La pianta dei Sospiri".

"...per la mole e quantità delle pietre, che pare impossibile siano state dagli uomini portate lassù, si favoleggia che quel castello si ergesse in tre notti per opera d'incanto... Bella è la vista da Stefanago, o ti diletti a contemplarlo da lungi, o ti aggiri al piè della rupe cui maestoso siede..."

scriveva nel 1824 "Defendente Sacchi" nel romanzo "La pianta dei Sospiri".

"...per la mole e quantità delle pietre, che pare impossibile siano state dagli uomini portate lassù, si favoleggia che quel castello si ergesse in tre notti per opera d'incanto... Bella è la vista da Stefanago, o ti diletti a contemplarlo da lungi, o ti aggiri al piè della rupe cui maestoso siede..."

scriveva nel 1824 "Defendente Sacchi" nel romanzo "La pianta dei Sospiri".

"...per la mole e quantità delle pietre, che pare impossibile siano state dagli uomini portate lassù, si favoleggia che quel castello si ergesse in tre notti per opera d'incanto... Bella è la vista da Stefanago, o ti diletti a contemplarlo da lungi, o ti aggiri al piè della rupe cui maestoso siede..."

scriveva nel 1824 "Defendente Sacchi" nel romanzo "La pianta dei Sospiri".

"...per la mole e quantità delle pietre, che pare impossibile siano state dagli uomini portate lassù, si favoleggia che quel castello si ergesse in tre notti per opera d'incanto... Bella è la vista da Stefanago, o ti diletti a contemplarlo da lungi, o ti aggiri al piè della rupe cui maestoso siede..."

scriveva nel 1824 "Defendente Sacchi" nel romanzo "La pianta dei Sospiri".

"...per la mole e quantità delle pietre, che pare impossibile siano state dagli uomini portate lassù, si favoleggia che quel castello si ergesse in tre notti per opera d'incanto... Bella è la vista da Stefanago, o ti diletti a contemplarlo da lungi, o ti aggiri al piè della rupe cui maestoso siede..."

scriveva nel 1824 "Defendente Sacchi" nel romanzo "La pianta dei Sospiri".

"...per la mole e quantità delle pietre, che pare impossibile siano state dagli uomini portate lassù, si favoleggia che quel castello si ergesse in tre notti per opera d'incanto... Bella è la vista da Stefanago, o ti diletti a contemplarlo da lungi, o ti aggiri al piè della rupe cui maestoso siede..."

scriveva nel 1824 "Defendente Sacchi" nel romanzo "La pianta dei Sospiri".

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scriveva nel 1824 "Defendente Sacchi" nel romanzo "La pianta dei Sospiri".

"...per la mole e quantità delle pietre, che pare impossibile siano state dagli uomini portate lassù, si favoleggia che quel castello si ergesse in tre notti per opera d'incanto... Bella è la vista da Stefanago, o ti diletti a contemplarlo da lungi, o ti aggiri al piè della rupe cui maestoso siede..."

scriveva nel 1824 "Defendente Sacchi" nel romanzo "La pianta dei Sospiri".

"...per la mole e quantità delle pietre, che pare impossibile siano state dagli uomini portate lassù, si favoleggia che quel castello si ergesse in tre notti per opera d'incanto... Bella è la vista da Stefanago, o ti diletti a contemplarlo da lungi, o ti aggiri al piè della rupe cui maestoso siede..."

scriveva nel 1824 "Defendente Sacchi" nel romanzo "La pianta dei Sospiri".

"...per la mole e quantità delle pietre, che pare impossibile siano state dagli uomini portate lassù, si favoleggia che quel castello si ergesse in tre notti per opera d'incanto... Bella è la vista da Stefanago, o ti diletti a contemplarlo da lungi, o ti aggiri al piè della rupe cui maestoso siede..."

scriveva nel 1824 "Defendente Sacchi" nel romanzo "La pianta dei Sospiri".

"...per la mole e quantità delle pietre, che pare impossibile siano state dagli uomini portate lassù, si favoleggia che quel castello si ergesse in tre notti per opera d'incanto... Bella è la vista da Stefanago, o ti diletti a contemplarlo da lungi, o ti aggiri al piè della rupe cui maestoso siede..."

scriveva nel 1824 "Defendente Sacchi" nel romanzo "La pianta dei Sospiri".

"...per la mole e quantità delle pietre, che pare impossibile siano state dagli uomini portate lassù, si favoleggia che quel castello si ergesse in tre notti per opera d'incanto... Bella è la vista da Stefanago, o ti diletti a contemplarlo da lungi, o ti aggiri al piè della rupe cui maestoso siede..."

scriveva nel 1824 "Defendente Sacchi" nel romanzo "La pianta dei Sospiri".

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Sulle colline dell’Oltrepo Pavese, storia e leggenda si mescolano nell’antica dimora del Castello di Stefanago (sec. XI-XIV). In questo luogo così particolare, nei cortili, nei giardini, nelle sale, nelle terrazze, spazi articolati, ampi o raccolti, si adattano ai più diversi allestimenti, secondo le esigenze di ogni evento.

Al Castello si arriva percorrendo una strada, di ciotoli e pietre, interna alla tenuta, che attraversa il parco secolare con alberi di quercia, olmo, leccio, sorbo, nocciolo... tenuto spontaneo e un po' selvaggio, in contrasto con il verde educato dall'arte topiaria dei giardini all'italiana del Castello. Questo percorso introduce il visitatore in una diversa e suggestiva atmosfera.

L'alta Torre medioevale in pietra arenaria (sec. XI) è la caratteristica dominante e caratterizzante del complesso: attorno alla Torre il Castello. Dall'alto uno sguardo ai cortili, i giardini, il rivellino con la sua piazza e le sale immersi nel paesaggio dell'Oltrepo Pavese.

La piazza del Rivellino è una terrazza affacciata sul verde, uno spazio ampio ma raccolto, con un'ottima acustica, dove è piacevole intrattenere i propri ospiti...

Le sale del Rivellino sono una location particolarmente indicata per ricevimenti e manifestazioni. Lo spazio interno è accogliente, continuo e articolato, luminoso e aperto, con grandi finestre che inquadrano,con taglio cinematografico, la vista sull'esterno.

Le sale del Rivellino sono una location particolarmente indicata per ricevimenti e manifestazioni. Lo spazio interno è accogliente, continuo e articolato, luminoso e aperto, con grandi finestre che inquadrano,con taglio cinematografico, la vista sull'esterno.

Le sale del Rivellino sono una location particolarmente indicata per ricevimenti e manifestazioni. Lo spazio interno è accogliente, continuo e articolato, luminoso e aperto, con grandi finestre che inquadrano,con taglio cinematografico, la vista sull'esterno.

Nei ricevimenti al Castello di Stefanago i vini sono scelti all'interno della ricca produzione dell'Azienda Vitivinicola. Offrire ai propri ospiti i vini del Castello di Stefanago è un modo per aggiungere ricercati profumi e sapori espressione di questo luogo e della sua storia.

..."Bella è la vista da Stefanago, o ti diletti a contemplarlo da lungi, o ti aggiri al piè della rupe su cui maestoso siede"...  

(Defendente Sacchi 1824 "La Pianta dei Sospiri")

Dal portone di ingresso, che delimita gli spazi interni ed esterni le mura, si accede all'ampio spazio verde del "cortile" centro del complesso: il luogo dove maggiormente si gode la vista della più antica e rappresentativa parte del Castello...

Dal cortile poi passa al "giardino all'italiana": bosso, lauro, tasso, agrifoglio, rose antiche... e le mura disegnano il perimetro di un verde composto dalle piacevoli geometrie.

Dal cortile poi si passa al "giardino all'italiana": bosso, lauro, tasso, agrifoglio, rose antiche... e le mura disegnano il perimetro di un verde composto dalle piacevoli geometrie.

Dal cortile poi si passa al "giardino all'italiana": bosso, lauro, tasso, agrifoglio, rose antiche... e le mura disegnano il perimetro di un verde composto dalle piacevoli geometrie.

Vicino al giardino la sala delle "antiche cantine": uno spazio continuo, con volte in cotto, particolarmente adatto ad ospitare esposizioni e mostre...

Vicino al giardino la sala delle "antiche cantine": uno spazio continuo, con volte in cotto, particolarmente adatto ad ospitare esposizioni e mostre... 

Vicino al giardino la sala delle "antiche cantine": uno spazio continuo, con volte in cotto, particolarmente adatto ad ospitare esposizioni e mostre...

Vicino al giardino la sala delle "antiche cantine": uno spazio continuo, con volte in cotto, particolarmente adatto ad ospitare esposizioni e mostre...

Gli ampi spazi interni ed esterni del Castello di Stefanago, ben si adattano alle più diverse manifestazioni; l'ottima acustica della "piazza del Rivellino", fanno di questo luogo una location ideale anche per gli eventi musicali...

Gli ampi spazi interni ed esterni del Castello di Stefanago, ben si adattano alle più diverse manifestazioni; l'ottima acustica della "piazza del Rivellino", fanno di questo luogo una location ideale anche per gli eventi musicali...

Gli ampi spazi interni ed esterni del Castello di Stefanago, ben si adattano alle più diverse manifestazioni; l'ottima acustica della "piazza del Rivellino", fanno di questo luogo una location ideale anche per gli eventi musicali...

Gli ampi spazi interni ed esterni del Castello di Stefanago, ben si adattano alle più diverse manifestazioni; l'ottima acustica della "piazza del Rivellino", fanno di questo luogo una location ideale anche per gli eventi musicali.

Gli ampi spazi interni ed esterni del Castello di Stefanago, ben si adattano alle più diverse manifestazioni; l'ottima acustica della "piazza del Rivellino", fanno di questo luogo una location ideale anche per gli eventi musicali...

E poi all'imbrunire si possono degustare i prodotti dell'azienda del Castello e... pensare ad altri eventi...

Sulle colline dell’Oltrepo Pavese, storia e leggenda si mescolano nell’antica dimora del Castello di Stefanago (sec. XI-XIV). In questo luogo così particolare, nei cortili, nei giardini, nelle sale, nelle terrazze, spazi articolati, ampi o raccolti, si adattano ai più diversi allestimenti, secondo le esigenze di ogni evento.

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Solo trenta minuti per arrivare a Pavia ma al Castello di Stefanago le città sembrano molto più lontane e anche più distanti nel tempo: campagna a perdita d’occhio, architettura che riporta al medioevo, la natura, la storia, ambienti semplici e piacevoli per una sosta suggestiva.

(al momento ospitalità b&b non disponibile)

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Boschi, prati, campi, alberi da frutto e soprattutto i vigneti e la cantina: attorno al Castello l’azienda agricola,  una realtà attiva che rende Stefanago un luogo vivo, abitato, vivace, operoso e legato al suo territorio, dove il tempo è scandito dalle stagioni e dai ritmi naturali del lavoro in campagna. 

Boschi, prati, campi, alberi da frutto e soprattutto i vigneti e la cantina: attorno al Castello l’azienda agricola,  una realtà attiva che rende Stefanago un luogo vivo, abitato, vivace, operoso e legato al suo territorio, dove il tempo è scandito dalle stagioni e dai ritmi naturali del lavoro in campagna.

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Boschi, prati, campi, alberi da frutto e soprattutto i vigneti e la cantina: attorno al Castello l’azienda agricola,  una realtà attiva che rende Stefanago un luogo vivo, abitato, vivace, operoso e legato al suo territorio, dove il tempo è scandito dalle stagioni e dai ritmi naturali del lavoro in campagna.

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Boschi, prati, campi, alberi da frutto e soprattutto i vigneti e la cantina: attorno al Castello l’azienda agricola,  una realtà attiva che rende Stefanago un luogo vivo, abitato, vivace, operoso e legato al suo territorio, dove il tempo è scandito dalle stagioni e dai ritmi naturali del lavoro in campagna.

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La torre del Castello di Stefanago, con i suoi mille anni di storia, domina il paesaggio e la vista si apre sui vigneti e sulle colline dell’Oltrepo Pavese. A Stefanago la cantina diventa un luogo conviviale ideale per assaggiare salumi, formaggi, dolci  e insieme degustare, conoscere, comprendere i vini che di questo territorio sono la più significativa espressione.

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